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DUE PAROLE SUL COUNSELING
(ovvero l’arte dell’aiutare)
Alberto Dea Rita Sommacal
Se traduciamo letteralmente dall’inglese la parola significa ‘dare consigli o
assistenza’, cosa che il Counseling non fa’. Possiamo dire che, rispetto alle tradizionali modalità di aiuto, il Counseling ha una strategia più profonda. Trova il suo sviluppo dall’intuizione di Carl Rogers secondo la quale se una persona si trova in difficoltà, il miglior modo di venirle in aiuto non è dirgli cosa deve fare , quanto piuttosto quello di aiutarlo a comprendere la situazione e a gestire il problema prendendo da solo e pienamente la responsabilità delle eventuali scelte.
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Il Counseling psicologico nasce ufficialmente in America nel 1951, ma già nei primi decenni del ventesimo secolo, si muoveva con lo sviluppo delle teorie di personalità e della psicoterapia ed in particolare della psicoanalisi.
Con l’avvento dell’era industriale e il fenomeno dell’urbanizzazione, le condizioni di vita delle persone sono cambiate. L’isolamento, la mancanza di rapporti di mutua assistenza, lo stress, il continuo mutare delle tecnologie, il mescolarsi di razze e di gruppi etnici diversi, la competizione, portarono alla riflessione e alla preoccupazione della nuova esperienza umana e le persone cominciarono a cercare singolarmente la risposta fondamentale dell’esperienza umana: “Chi sono io?”. Per molti sentirsi sommersi dalle pressioni esterne è la prima vera ragione che li spinge a cercare aiuto.
Nella relazione d’aiuto, il rapporto che il Counselor instaura con il cliente è di:
- Genuinità e spontaneità. L’operatore è sempre sè stesso, non nega la propria personalità ma la esprime. La genuinità implica la congruenza (fra ciò che si sente, ciò che si pensa, ciò che si fa e ciò che si è).
- Accettazione incondizionata. Si mantiene una positiva disposizione verso la persona da aiutare. Il counselor deve comunicare al cliente il profondo e sincero interesse per lui come persona con potenzialità umane, un interesse non contaminato da giudizi su idee, sentimenti e comportamenti del cliente. L’agevolatore deve interagire senza dare giudizi morali.
- Comprensione empatica. E’ la capacità di mettersi al posto dell’altro, di vedere il mondo come lui lo vede. E’ la capacità di cogliere la situazione personale del cliente: da ciò che dice (contenuti oggettivi delle sue espressioni) e da ciò che è (dal non verbale).
Importante e fondamentale per la crescita e la comprensione di sè per il cliente è che l’agevolatore metta in evidenza le discrepanze rilevate tra il comportamento verbale e non verbale ovvero fra ciò che pensa e ciò che dice, fra ciò che sente e ciò che dice, fra ciò che dice e ciò che fa. Far notare le distorsioni della realtà in conformità ai propri bisogni.
secondo la quale se una persona si trova in difficoltà, il miglior modo di venirle in aiuto non è dirgli cosa deve fare

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