La Psicoterapia Cognitivo- Costruttivista:
 una rivoluzione personale.

di Martina Pilla

Che cos’è la psicoterapia? La psicoterapia può essere definita come un processo che porta a cambiamenti personali su diversi piani, cioè sul piano affettivo ed emotivo, sul piano dei comportamenti e soprattutto sul piano delle relazioni interpersonali. In altri termini la psicoterapia consiste in un processo che genera uno sviluppo del modo di vedere, pensare, sentire e agire di un individuo

     

 

PSICOLOGIA CLINICA

Nella psicoterapia il paziente e il terapeuta esaminano i processi interni del paziente, spesso inconsapevoli, che sono quelli che fanno sì che, in un determinato momento, il paziente si comporti proprio nel modo in cui si sta comportando, e si senta nel modo in cui si sta sentendo.

Il terapeuta aiuta il paziente nel percorso di auto-conoscenza, lo spinge a guardare nelle direzioni potenzialmente più utili, lo sostiene nei momenti emotivamente più difficili, lo guida nel dare un senso a sensazioni confuse che il paziente non sa definire, senza offrire conoscenze o interpretazioni "preconfezionate".

La psicoterapia è caratterizzata dall’esistenza di una relazione interpersonale di tipo particolare tra il paziente e il terapeuta, basata su un’alleanza tra i due.

Questa relazione necessita di un luogo specifico all’interno del quale svolgersi, e di un insieme di regole che la definiscono; questi due elementi costituiscono una cornice chiamata setting.

" La relazione tra paziente e terapeuta è una particolare combinazione di intensità emozionale e giusto distacco, di coinvolgimento e distanza, che permette di condividere e confrontare i propri problemi personali, la propria vulnerabilità, le proprie fantasie e le proprie paure più profonde con un’altra persona addestrata ad aiutare senza giudicare, una persona il cui esclusivo interesse è il beneficio del paziente stesso." (Cionini 1991)

Una volta che la relazione terapeutica si sia stabilita in modo stabile e significativo, la figura del terapeuta sarà investita di tutte le aspettative, sia positive che negative, che hanno caratterizzato le esperienze affettive primarie del paziente.

Quindi è possibile prendere coscienza del proprio stile di attaccamento sia attraverso una lettura delle emozioni che il paziente vive nella relazione con il terapeuta, sia attraverso un’ analisi delle comunicazioni, degli atteggiamenti e delle richieste che egli pone al terapeuta. Alla luce di queste nuove conoscenze relative a sè che il paziente acquisisce, egli può essere incoraggiato a riconsiderare i propri ricordi infantili, a ricostruire le esperienze affettive con le sue figure di attaccamento, e a comprendere quali possono essere stati i processi che lo hanno portato a costruire quelle rappresentazioni relative a se stesso e agli altri che sono connesse al suo attuale disagio emotivo.

Per portare ad un cambiamento, l’acquisizione di nuove conoscenze su se stessi non può essere esclusivamente razionale, ma deve essere sentita e rivissuta anche emotivamente.

Una persona può comprendere a livello razionale molte cose riguardanti i propri processi psichici senza che questo induca cambiamenti significativi.

Ad esempio un conto è capire teoricamente che molti dei propri problemi attuali derivano dal fatto che nell’infanzia i nostri genitori si sono occupati poco di noi e ci hanno mostrato poco amore, altra cosa è riuscire a riattivare e a rivivere nel setting terapeutico le sensazioni di abbandono, ostilità, o paura, che pur avendo caratterizzato gran parte di quel periodo di vita, non sono state espresse, ma inibite e mascherate.

Allora la relazione terapeutica può essere usata in funzione del cambiamento, nella misura in cui all’interno di essa il paziente può sperimentare stili diversi di relazione affettiva, che disconfermano le aspettative stereotipate che il paziente si è costruito nei confronti dell’altro.

Per quanto il ruolo del terapeuta all’interno della relazione possa essere più o meno attivo, qualsiasi cambiamento psicologico non può attuarsi solo ed esclusivamente in base a ciò che il terapeuta fa. Perciò la relazione psicoterapeutica è profondamente diversa da quella medica: nessuno psicoterapeuta è in grado di indurre autonomamente e automaticamente dei cambiamenti, come invece può fare un medico attraverso un farmaco.

Siccome ogni persona è unica nelle sue peculiarità, ogni psicoterapia costituisce una storia a sè. Nel dare forma ad un percorso psicoterapeutico non esistono criteri che siano uguali per tutti: il terapeuta, sulla base delle informazioni di cui dispone, delinea un progetto individualizzato finalizzato al raggiungimento di un maggiore e più stabile equilibrio interno per quella persona.

Riferimenti:

  • Lorenzo Cionini, a cura di, " Psicoterapie, modelli a confronto" Carocci, Roma,1988

  • Lorenzo Cionini, Daniela Maria Mattei " Il trattamento dei disturbi agorafobici in un’ottica costruttivista" in Psicobiettivo vol.11, n.1, 1991