COMBATTERE L’ASMA
di Alberto Dea


Il paziente asmatico è un paziente molto sofferente. E’ impaurito, ansioso, sfiduciato delle propri risorse e delle capacità di aiuto degli altri. Si adatta alla situazione, si accontenta di respirare in modo non adeguato, perché tanto, tutti i rimedi che ha provato non servono a nulla. Eppure sono a disposizione della Scienza Medica molti presidi farmacologici validi ed efficaci.

     

 

PSICOSOMATICA

Perché allora non si riescono ad ottenere dei risultati più brillanti?, perché la Medicina non riesce ad ottenere la fiducia dei pazienti?, cosa ci sfugge?.

Chiunque sperimenti una crisi asmatica prova angoscia, paura della morte, senso di inadeguatezza e sfiducia nei confronti del proprio corpo. E’ convinto di essere limitato, è controllato, timido, fragile, insicuro, diventa incapace di comunicare le proprie emozioni.

Spesso questi pazienti presentano una storia complessa di rapporto con la madre. Sovente hanno una storia di difficoltà in questo rapporto, di insoddisfazione dei propri bisogni di attaccamento e dipendenza da questa figura, di rifiuto. La reazione che il bambino prova è la rabbia che però non riesce a rivolgere in direzione della figura genitoriale. Non resterà che rivolgerla verso sé stesso, vivendo una fuga emozionale e inebendo così la reazione di attacco, nell’intento di annullare lo stress. La “ reazione di fuga”, quando diventa cronica, attraverso l’attivazione del Sistema Nervoso Parasimpatico, provoca il broncospasmo e quindi l’asma.

Il paziente asmatico perpetuerà sempre la paura di essere rifiutato. Tiene un atteggiamento compiacente per evitare il rifiuto, mentre dentro di sé è convinto di essere inadeguato, impotente, incapace di comunicare il proprio essere.

I rimedi, oltre ai presidi farmacologici, possono essere una adeguata psicoterapia, oppure un counseling mirato alle problematiche del rifiuto e della comunicazione. Può essere utilizzata anche l’ipnosi o il sogno da sveglio guidato o una terapia cognitivo-comportamentale per arrivare alla liberazione dell’aggressività repressa e allo sblocco della “corazza muscolare”. Si tratta in definitiva di portare il cliente ad una adeguata convivenza e simbiosi tra mente e corpo portandolo a “sentire” che queste due entità altro non sono che le due facce della stessa medaglia. Una terapia pluralistica integrata, può essere la risposta più opportuna cercando in questo modo di adattare le varie metodiche alle esigenze e al gradimento del paziente.