Gli aminoacidi influenzano
l’ attività cerebrale. Il latte, il pollo, le banane e i vegetali a
foglia verde sono considerati cibi felici perché stimolano la dopamina. I
cibi dolci e grassi sarebbero tipici cibi tristi perché stimolano l’
acetilcolina, un prodotto chimico “negativo”.
Acetilcolina e nor-adrenalina sono neurotrasmettitori, come i peptidi, la
dopamina, etc. Se ne contano circa una cinquantina. Le endorfine e le
encefaline regolano la tolleranza al dolore. Le emozioni forti, ad
esempio, sono in grado di elevare la soglia del dolore.
Tuttavia i livelli ematici di endorfina non corrispondono esattamente alla
quantità di dolore provata. Il Naloxone, antagonista della morfina, fa
ricomparire il dolore trattato con analgesici, ma anche quello trattato
con placebo. Per alcuni pazienti, però, il Naloxone è ininfluente. Forse
esiste un controllo superiore.
Negli anni 80 si scoprirono recettori dei neurotrasmettitori e
neuropeptidi sui monociti. Quindi si può ipotizzare che il SNC non invia
impulsi che viaggiano solo lungo gli assoni, ma invia anche dei messaggi
attraverso tutto lo spazio del corpo. Recettori analoghi, infatti, furono
scoperti anche a livello di intestino, reni, stomaco e cuore.
Niente si muove senza coinvolgere il tutto e la mente si proietta ovunque
nel nostro spazio interno.
Risposta ad un evento stressante:
-stomaco e intestino smettono di digerire ( reazione corretta e automatica
)
-stress prolungato: riprende la digestione - conflitto con la parte che
continua
a comandare il blocco della funzione - gli organi perdono i ritmi naturali
( lo stomaco secerne nei momenti sbagliati, il colon avrà degli spasmi -
ulcere, coliti etc. )
Una neoplasia in un certo distretto dell’ organismo, non è la stessa un
anno dopo perché le cellule originarie non esistono più in quanto hanno
ceduto il posto a nuove cellule. Quindi esiste una forma di memoria
biologica.
L’ impulso nervoso di una preoccupazione può apparire nello stomaco
come ulcera, nel colon come colite o nella mente come ossessione. La
preoccupazione prende una forma diversa da organo a organo, ogni parte del
corpo percepisce la preoccupazione e ogni cellula lo ricorda
Le cause fisiche di malattia sono parziali: ad es. non tutte le persone
messe
a contatto con un virus, ammalano. Dipende dal momento. E’ più logico
quindi pensare al paziente, alla persona, piuttosto che alla sua malattia.
La realtà soggettiva e quella oggettiva sono strettamente collegate.
Quando la mente cambia, il corpo non può che adeguarsi.
Finchè il paziente è convinto dei suoi sintomi, resta intrappolato in
una realtà dove ‘essere malato’ è l’ input dominante.
La malattia non può avere il sopravvento se l’ospite non l’accetta.
Ogni sistema può funzionare se cambia il nostro tipo di partecipazione
alla malattia.
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